lunedì 4 dicembre 2017

Articolo: Le api di Humboldthain




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Premessa
Il fenomeno degli apicoltori cittadini (gli Imkern) ha preso piede da molti anni.

Persone con pezzi di giardino adiacenti al loro appartamento, o terrazze che si affacciano in prossimità di parchi e vaste zone di alberi, hanno deciso di fare dell’allevamento di api e della relativa produzione di miele, uno dei passatempi più interessanti da coltivare nelle grandi metropoli. Per prima New York, ma poi Parigi, Londra, Berlino, Toronto, San Francisco e Melbourne sono le città che hanno cominciato a produrre questo nettare dorato; ma anche in Italia (Milano e Torino ad esempio) hanno iniziato da un po’ a dedicarsi a questi operosi e affascinanti insetti. 

C’è da chiedersi se ci sono piante sufficienti a soddisfare questo lavoro e la risposta è presto fatta: certo che si! Molte persone in città amano tenere fiori sul balcone, le città sono ricche di giardini, di biotipi ideali (quelli asciutti), superfici incolte e parchi. Spesso in città il clima è anche più mite della campagna e le api volano quindi per un periodo più lungo. In città la loro stagione inizia generalmente un mese prima che in campagna e dura di più. Inoltre in primavera fioriscono il ciliegio e il tarassaco e a fine estate girasole e la lavanda: da queste piante si trae un miele molto profumato e utile come energetico il primo, depurativo il secondo, ricostituente il terzo e calmante l’ultimo. 

Le ragioni che spesso portano ad autoprodurre il miele in città sono inoltre la  eco-sostenibilità, il bio monitoraggio e la riqualificazione urbana. 

Rispetto alle loro cugine di campagna, le api di città presentano un altro vantaggio: soffrono meno l’effetto dei pesticidi utilizzati in agricoltura che danneggiano il loro sistema nervoso, interferendo sul senso dell’orientamento. Di contro, però, in città c’è un maggior inquinamento da gas di scarico, che pare, guarda caso, non nuoccia più di tanto alle api. Le sostanze nocive sembrano non compromettere nemmeno la qualità del miele: il corpo delle api, infatti, funziona come un filtro che impedisce ai veleni di finire nel miele. Secondo alcuni studi, inoltre, il miele cittadino non è più inquinato di quello di campagna. 

Insomma, a dispetto dell’inquinamento le api di città, che hanno fiori molto vari e più o meno tutto l’anno, sono più “produttive” di quelle di campagna.
Senza dimenticare che spesso la produzione di miele viene considerata dagli apicoltori cittadini come un interessante integratore di reddito.
Una piccola curiosità scoperta leggendo qui e la:  le api comuni sono in grado di “vedere” il campo elettrico dei fiori e così orientarsi nella scelta. Lo stesso potrebbe accadere per tutti gli impollinatori.

I sensi delle api, dei bombi e di altri imenotteri permettono loro di vedere la luce ultravioletta e polarizzata, percepire le molecole, distinguere forme e segnali e ascoltare l’eco dei suoni.

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La storia di Ulla e delle sue api
Molte delle  api di Humboldthain, un meraviglioso parco nel quartiere di Wedding a Berlino,  hanno un indirizzo specifico: abitano a casa di Ulla Grove simpaticissima e affascinante signora berlinese ed insegnante, che vive nel cuore di questo quartiere ed ha fatto dell’apicoltura la sua grande passione.

Siamo da Filippo, un signore distinto e sempre sorridente che gestisce un piccolo Caffè tutto italiano in Stettinerstraβe ed è qui che incontro per la prima volta Ulla. Da Filippo si incontrano sempre personaggi fuori dagli schemi, e il bello di venire a prendere un caffè espresso o un cappuccino super Made in Italy da lui è che non esci mai dal suo locale senza aver incontrato un personaggio speciale. 

Ulla è una di queste e mi racconta velocemente, di passaggio da Filippo,  della sua passione nel produrre miele e ci diamo appuntamento ad un evento di presentazione dei suoi prodotti; sono catturata dalla schiettezza con la quale si rivolge a me e mi invita prima di tutto ad acquistare un po’ del suo miele ed assaggiarlo. 

E’ il giorno dell’evento e mi accingo ad andare all’incontro. Sono a Berlino da poco più di un anno e il mio tedesco non è sufficiente per poter gestire una un’intera conversazione con Ulla, ma ho coraggio da vendere e con un traduttore per le mani e il mio quadernetto magico di tedesco credo di potercela fare. Berlino e i berlinesi, almeno dalla mia esperienza apprezzano chi si sforza di parlare la loro lingua. 

Ulla produce miele da circa sette anni e quando le chiedo da dove nasce la sua passione lei mi racconta una storia molto bella.
Quando era piccola ha vissuto quasi sempre in una fattoria condotta dai genitori.
Sebbene fosse piccina aveva ben chiare le sensazioni che la vita di campagna le faceva provare: il lavoro di cooperazione tra le persone che ci lavoravano le permisero di imparare il significato di una comunità che si occupa di portare avanti il lavoro duro della vita di campagna. 

Con un po’ di commozione e di rimpianto ricorda anche a cosa, da bambina, ha dovuto rinunciare, in termini di tempo, e di attenzioni da parte dei genitori, perché la vita di campagna era dura e spesso c’era molto da fare. Il gioco dei bambini diventava la campagna in tutte le sue forme, e nella vita di questa donna sembra essere molto radicato questo atteggiamento perché mentre ti parla si percepisce la vitalità rassicurante di una persona che non è stata minimamente intaccata dalla vita frenetica cittadina.

Sembra serena mentre mi racconta questo particolare della sua infanzia, perché credo che in fondo tutto quello che ha vissuto da bambina le ha dato la spinta per affrontare tante scelte nella sua vita. 

Le colonie di api hanno una vita sociale dalla quale Ulla è sempre stata attirata: le piace la cooperazione, il lavoro in team, il motto “tutti per uno e uno per tutti”, infatti  con lei collaborano diverse persone.  Mi porta su a casa e mi mostra la terrazza teatro di questa attività. Appena salita ho la sensazione di entrare in un’altra realtà, non si percepiscono grossi rumori di fondo, nonostante siamo in uno dei quartieri più popolosi della città e giù si muova il traffico dell’ora di punta.

In questo angolo di città, la terrazza di Ulla appare come nascosta agli occhi di tutti, un po’ spoglia da fiori e da piante, ma con il segno di un’estate prolifica.
Vasi e terra, che sono serviti per produrre anche frutta e ortaggi per conserve e composte,  si alternano al cemento e la luce naturale di questo pomeriggio di novembre amplifica la sensazione suggestiva che ne scaturisce.
C’è il segno di ciò che è stato e ciò che deve venire, ovvero la preparazione del materiale e delle piante che serviranno anche alle api nella prossima estate.
Ci si muove senza difficoltà vicino alle arnie e Ulla mi invita ad avvicinarmi senza paura: a Berlino ormai è praticamente inverno e fa freddo e le api ora sono come in letargo: non escono più dalle arnie se non eccezionalmente in cerca di cibo. In genere in questo periodo le api non escono dall’arnia, e si riunisco molto vicine in un gruppo ancora più ristretto per farsi caldo l’un l’altra mentre aspettano l’inizio della primavera.
Qualcuna esce timidamente dall’arnia, ma sembrano un po’ intorpidite.

Le chiedo da dove le api prendono il nettare e lei mi invita ad allungare il collo e guardare la moltitudine di alberi da cui è invaso l’isolato e mi ricorda del bellissimo parco a poche centinaia di metri, Humboldthain, pieno di castagni, tigli, acace, e fiori di campo che la città di Berlino cura con attenzione. 

Il governo di Berlino ha un dipartimento che si occupa della tutela dei parchi cittadini e dell’equilibrio naturale del relativo ecosistema, insetti e api comprese. Iniziative specifiche vengono supervisionate dall’Honey Regulation (HonigV) dal Bundersministerium der Justiz und fűr Verbrawcherschutz, ovvero un dipartimento che regolamenta l’allevamento delle api e la produzione del miele (Ordinanza sul miele del 16 gennaio 2004, Gazzetta ufficiale federale I, pag 92 e successive modifiche).

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Ulla ci tiene a dirmi che a Berlino ci sono associazioni che si occupano di riunire gli apicoltori con lo scopo di tutelarli e di favorire lo scambio di informazioni preziose su questa affascinante attività. 

Appena scendiamo Ulla è immediatamente alle prese con i visitatori e ormai credo di aver appreso più di quanto mi aspettassi e con un grande abbraccio e un sorriso (cosa non tanto tipica qui in Germania ma Ulla è una vera eccezione) mi congedo non senza aver acquistato tre barattoli di miele ognuno con un profumo diverso.
Il miele urbano può essere prodotto ovunque e da chiunque. Questa passione nasce dall’amore della conoscenza, in un parco cittadino, o sul tetto di una casa. Le arnie sono oggetto e meta di aggregazione culturale, sono una storia raccontata ai bambini.
Le api sono un importante indicatore dell’inquinamento ambientale, il termometro della salute delle nostre città. Senza le api ed il ciclo dell’impollinazione la nostra vita sarebbe praticamente impossibile, altro che nemiche…

mercoledì 30 settembre 2015

Tracce: Del dolore che non passa






Fra tre giorni sono quattro mesi senza la tua voce,  se non nei sogni...

Li', mi prendi per mano, mi coccoli, mi parli sottovoce e mi rassicuri che qualcosa c'è di buono in questa tua assenza.
Quando eri qui la tua voce non era sempre così suadente.
Sbraitavi a più riprese del tuo dolore e della tua rabbia contro chi maltrattava, ed ha maltrattato,  il senso innocente e palese dei tuoi capricci e del tuo bisogno d'amore.

Mamma maledizione mi manchi!
E non mi basta che vieni a trovarmi quando mi sento soffocare in gola il dolore assurdo della tua perdita... 
Cazzo mi manchi uguale!

Del dolore che non passa nessuno sembra accorgersi, perché fa tremendamente male ricordarsi che il dolore c'è.

Mi manca la donna migliore della mia vita, quella che non mi ha mai tradita, quella che mi ha chiesto perdono mille volte per il dolore che non voleva farmi.
Nessuna come te.

Il tuo profumo di bucato appena steso... , di colonia della chicco, di aglio, di peperoncino, di rucola, di farina.
Avrei passato le ore avvolta a te come facevo sempre.

Il dolore più grande dopo la morte di mio figlio è stata la tua morte.
Ora so che una donna può sentirsi tranciata in due due volte nella vita: della morte del suo essere madre e della morte del suo essere figlia.

Mamma questo dolore non passa. Tu mi hai detto di stare tranquilla che sarebbe andato tutto bene, ma io sto male da morire.
Cosa volevi dirmi?

Mamma maledizione mi manchi e vorrei gridarlo al mondo.
Vorrei che ti arrivasse il mio grido e tu scendessi da dove cazzo sei e venissi giù a dirmelo ancora una volta che andrà tutto bene.
Perchè a volte ho paura di dimenticarmi la tua voce, il tuo gracchiare stanco, le tue risa che intrappolavano anche l'anima, il tuo musetto da bambina, le tue mani secche e rovinate, la tua vocina di miele quando volevi che ti regalassi tutto ciò che indossavo, i tuoi occhi piccoli piccoli e opachi quando eri stanca, e il tuo sguardo perso nel vuoto quando cercavi in quel vuoto l'angelo che ti sarebbe venuto a prendere, la tua curiosa ed insistente domanda , sempre la stessa, per conoscere i miei segreti.

Qualcuno mi dica per favore..., quanto dura questo tremendo male?
Quanto? 


… 




martedì 18 agosto 2015

Poesie: Buon compleanno Elena




Ti regalerei ancora l'amore,
un foulard rosso,
un cristallo di quelli che ammiravi in vetrina,
un anello di brillanti,
una bambola rosa,
lo scarabocchio di tuo nipote che dice nonna lena...

Ti regalerei il vento tra i capelli
che ti piaceva...,
ma ti irritava e diventavi buffa

Un pacco sorpresa con le cose a sorpresa che piacevano a te,
il piccante da farti mozzare il fiato e grondare di rugiada il naso
che ha fatto innamorare l'uomo della tua vita,
e le tue labbra sottili, ma preziose

Ti regalerei un giorno della mia vita per dirti addio,
accarezzarti il viso stringerti le mani
parlarti sottovoce mentre tu mi dici “eh?”...

Ti regalerei un po' del mio profumo,
un po' delle mie lacrime,
un po dei miei sorrisi...

ancora un po' del mio amore...

Si può tornare soltanto un giorno? Un'ora... un minuto... mi basterebbe...

Buoncompleannomamma.


                                                                                                        Irma


lunedì 22 giugno 2015

Poesie: Pirati a Milano


Non c'è  piú, da mesi, l'eco delle tue risa nelle stanze. Sei lontana. Grande. Indaffarata. Lunatica e avventurosa.
Sei a Milano, quindi sei lontana da noi.
Nella tua Milano hai rufolato nell'acqua caraibica, tra l'eco di delfini lontani e pesci tropicali... , e barche di pirati, all'avventura e alla ricerca di tesori e senza arrembaggi.
Ci siamo conosciute un  po' di più durante le mie notti preoccupate e le tue di solitudine.
Hai dormito al caldo e al caldo sei cresciuta un po'. Un altro po';
Hai fatto l'amore  con i sogni della tua vita e ci hai raccontato di quei sogni a volte con discrezione, a volte con le lacrime della malinconia.
Poi.. Milano é diventata un grande cittá di grattaceli e laghi.
Sono cambiate le armi e i cieli.
Stanca, felice, curiosa, affamata, addolorata e sola.
Ma valorosa.

Vorremmo placare le tue paure,
Spegnere il buio ed accendere il sole continuamente: la tua dimensione.
Vorremmo salire sulla tua barca,
Prendere il vento tra i capelli e guardare con te l'orizzonte.  
Vorremmo farlo ora che ci manchi
Ora che un pezzo di noi ci ha lasciato per navigare tra le galassie...
E allora ci manchi ancora di più.
Si sa... le ultime settimane durano mesi. E, se guardiamo indietro, i mesi sembrano anni.
Tant'è lontana Milano.

Tanto sono lontani i tuoi occhi. 

     
Ma
                             

giovedì 4 dicembre 2014

Diario: lettere d'amore


Dedico questo pensiero ad una donna splendida. 
Una 
ninfa 
del 
mare. 
Una 
fata 
delle 
rocce. 
Una 
strega 
della 
terra. 
Una
druida 
dei 
monti.

Dedico questo pensiero al suo amore per me. A quello per gli uomini che ha amato. A quello degli angeli che sono passati nella sua vita e che un giorno ripasseranno per fermarsi.

Dedico questo pensiero al dolore che ha subito, ma solo perchè quel dolore l'ha resa ancora più bella.

Dedico questo pensiero alla dolcezza delle sue parole che ogni volta mi scrive, alle lacrime che ogni volta verso e che ogni volta versa quando finiamo di leggerci nel cuore. 

Dedicoquestopensieroallostraordinarioincontrochemoltiannifamisembravaincomprensibileechesolooggicapisconecessarioekarmico.

Lo dedico alle sue mani di musica, alla sua voce di miele, ai suoi capelli di seta grezza, al suo profumo di antico, ai suoi occhi di pece, al suo sorriso di fragola, alla sua mente di favola

Dedico questo pensiero all'unica donna che è stata capace di farmi innamorare della sua essenza.

Voglio farlo oggi che rileggo le nostre parole in un giorno che mi sembrava cupo e che invece improvvisamente ha una luce chiara e penetrante.

Tu sai che parlo di te.

                                                                                          
                                                                                                    Tua Irma

mercoledì 15 ottobre 2014

Traccia: 15 ottobre


A chi mi è stato vicino quando ho perso mio figlio Stefano e ancora oggi dopo 25 anni posa un fiore sulla sua tomba; 

A chi mi è stato vicino quando ho perso la mia piccolissima meteora e ,Anna (così l'abbiamo chiamata io e suo padre), la bimbina speranza che se pur solo in 9 settimane mi ha regalato la chiave di una porta chiusa per lungo tempo; 

A chi mi ha chiesto presto di dimenticare; 

A chi mi ha detto “Fai un figlio tuo invece di continuare a prendere in braccio quelli degli altri” a tre mesi dal parto e proprio mentre cercavo di trovare negli altri bambini la ragione della morte del mio; 

A chi non ha mai avuto il coraggio di chiedermi: Sei sola? Soffri? Sono con te;

A chi nel silenzio mi ha guardata con pena; 

A chi mi ha chiesto di smetterla di commemorare i morti perché sono morti; 

A chi mi ha detto :”ne farai altri”; 

A chi invece mi ha detto: “lascia perdere”; 

A chi mi ha semplicemente messo un cuore in bacheca e un pensiero nel cuore; 

A chi con un semplice “mi piace” mi ha fatto capire di esserci; 

A chi non sa che io ho 5 figli: 3 in cielo e due in terra; 

A chi non considera figli quelli che porti in grembo e che non riescono a vedere la luce..., anche se hanno vissuto in me... e il loro cuore è battuto per settimane.. e lunghi mesi...;

A chi fa ancora finta di niente e continua a nascondere la testa sotto la sabbia pensando che il dolore debba rimanere nel profondo del cuore... madri speciali comprese;

A chi ha pregato per la mia anima affinché smettessi di soffrire e di pensare ai miei figli come se pensare a loro fosse una sofferenza e non un tenero ricordo e una necessità vitale come respirare e nutrirsi; 

Ai miei figli in terra.. Lucia e Filippo

Io dico

Sono una madre come tante, innamorata della luce, del dolore, e della magia che queste creature mi hanno permesso di conoscere anche se a volte tutto questo è stato tremendamente difficile

E dico anche

Sono una madre felice e mi piace parlare e scrivere dei miei figli in cielo come quando parlo e scrivo dei miei figli in terra...

E ancora...

Io non ho paura di ricordare, non mi fa male ricordare, anzi sono felice di ricordare i miei bambini di vento e di amore.

Grazie a chi ha capito questo.
E anche a chi non lo ha ancora capito chiedo di accendere una luce stasera alle 19 insieme a me e ad altri milioni di madri che in questo 15 ottobre partecipano all'”onda di luce” che ricorderà tutti i bambini vento mai nati o vissuti pochi battiti di ciglia.
.


                                                                                                     Mamma Irma

giovedì 27 febbraio 2014

Diario: 26 febbraio 1989

Oggi Stefano avrebbe 25 anni... e mi commuove tutto questo come se fosse ieri. 
Sono passati 25 anni e ancora due figli dopo di lui e ho ancora il ricordo dei suoi movimenti, del suo singhiozzo ogni volta che veniva a me...; 
della ninnananna che lo faceva tranquillizzare; del peperoncino che quando mangiavo lo faceva muovere come un matto... "Altro che zucchero!", dicevo io. 
Lo ricordo ancora con un rivolo di lacrime nel cuore, con la sensazione di caldo e freddo sulla pelle, col la morsa nello stomaco, con quel dolorino al petto e quel filo di piccola flebile rabbia e quella domanda che ancora martella la mia mente: "Perchè?". 
 Ma poi... su tutto questo fa breccia la sensazione di forza e di coraggio che mi ha lasciato questa tragedia. 
Il dono che questo figlio di nuvole mi ha lasciato ogni giorno da quando è venuto al mondo... 
Mi rimane il suo profumo di caldo, la sua dolcezza in quegli occhietti chiusi... il suo non respiro che invece ha ripreso ad esistere nel mio. 
Sarebbe un uomo oggi. E io sarei la stessa madre, ne sono certa. 
Se c'è qualcuno che ha o avrà il dubbio di quanto tempo possa passare prima di dimenticare..., ecco vi dico no...: non si dimentica. 
E quando quella paura arriva c'è un momento nel quale, come il mio ora, tutto ritorna improvvisamente alla mente, come vissuto un istante prima... 
Tutto, il bello e il brutto.. ma con una consapevolezza, dopo tanti anni, di una forza che nessuno può raccontare...

                                                                                                    Irma