mercoledì 14 novembre 2018

Articolo: Cinque per uno, uno per cinque… voci davanti la Porta di Brandeburgo, ovvero il mio incontro fortunato con i “Mezzotono – Piccola Orchestra Italiana senza Strumenti”





Il telefono mi avvisa di un messaggio in arrivo. È Ruth che arriva con l’idea per un nuovo articolo: a Novembre c’è un concerto di un gruppo italiano di voci a cappella, i “Mezzotono”.

Nell’attesa di parlare con i protagonisti mi informo un po’ e mi immergo nel mondo della musica ancora una volta, a poco più di un mese di distanza dal concerto alla Berliner Philharmoniker.

Non cerco di capire nemmeno la ragione per cui le mie ultime storie mi portano verso la musica; del resto è una domanda superflua visto che sono circondata da musicisti in famiglia. 

Il Canto a cappella
La locuzione “a cappella” è usata nella terminologia musicale per indicare l’esecuzione polifonica per sole voci senza accompagnamento strumentale. La sua storia inizia con gli uomini primitivi che cantavano intorno al fuoco, e trae le sue origini dal canto gregoriano che era eseguito dalle sole voci dei monaci o dei chierici che costituivano il gruppo di cantori che si esibivano senza alcuno strumento.
La produzione di musica a cappella vede elaborazioni non solo di origine sacra, ma anche movimenti originali come il Gospel, lo Spiritual, il folk tradizionale irlandese, il Doo-Wop americano degli anni ‘50 e non di meno il canto Jazz in cui la voce è un vero e proprio strumento musicale. 
Il canto a cappella è un genere musicale singolare, o ti piace oppure no. 
In Nord Europa il canto a cappella, è ascoltato più che nel resto del territorio europeo: i gruppi canori, i cantori e i cori polifonici sono un must della cultura fiamminga e in Germania è un genere tradizionale nella cultura musicale.

Esistono anche importanti festival di musica a cappella: in Germania sono famosi il “Sangeslust” di Bayreuth e “International a Cappella Festival” di Leipzig, in Danimarca il “AArhus Vocal Festival” è il più grande festival dedicato alla musica vocale europea, a Praga il “Prague a Cappella Festival” e in Finlandia il “Tampere Vocal Music Festival”.

E in Italia i più nominati sono il “Vivavoce Festival – Italia A Cappella Summit” di Treviso, il “Vocalmente Festival” di Fossano e il “Solevoci Festival” di Varese.

I gruppi più famosi?
In Germania tre sono i gruppi che ho conosciuto facendo ricerca sul web: i più famosi sono i “Wise Guys”, poi gli “Onair” di Berlino e i “Van Canto” unici nel loro genere con brani Heavy Metal a cappella (anche se a volte uniscono alle voci anche la batteria). E nel resto del mondo, giusto per citarne tre, ci sono gli americani “Take Six” attivi dal 1987, i “Pentatonix” premiati con tre il Grammy Awards e i “The Swingle Singer”, gruppo nato in Francia nel 1962, ma ancora in auge e di base a Londra.

E in Italia?
Anche se nel nostro bel paese è preso ancora troppo poco in considerazione rispetto al resto d’Europa e del mondo, il canto a cappella ha vissuto negli anni più recenti un suo picco fortunato con l’arrivo dei “Neri per Caso” che nel 1995 vinsero il Festival di Sanremo con la canzone “Le ragazze” e che ottennero ben 6 dischi di platino con il primo disco.
Ma non è certo solo a loro che si deve la conoscenza in Italia del canto a cappella. 
Senza andare troppo lontano nel tempo e ripercorrere i successi del “Quartetto Cetra”, di Rabagliati e del “Trio Lescano”, i gruppi moderni più noti del canto a cappella in Italia oltre ai “Neri per Caso” sono i “Cluster”, gli “Alti e Bassi” e i “Mezzotono” appunto. 
Potrei parlarne per ore, ma non è questo il punto. 
Il punto è l’amore per la musica, lo sforzo che questi artisti devono fare per portare in scena un tipo di musica che conta solo ed esclusivamente sulla voce, e tutti i retroscena della vita di ogni giorno dei “pentatonici” artisti (di fatto molti gruppi a cappella sono formati da cinque cantanti che rappresentano cinque categorie di estensioni vocali diverse, anche se si possono avere fino ad otto estensioni vocali). 
Ho avuto la fortuna di conoscere in assoluto il gruppo italiano che vanta il numero più alto di paesi nei quali si sono esibiti: ben 47 in quattro diversi continenti.




Appuntamento alla porta di Brandeburgo con i Mezzotono: Mad in Italy from Bari.

Dopo vari scambi di email e dopo aver appreso che purtroppo per motivi logistici il concerto era stato spostato in un’altra città, i ragazzi decidono comunque di fare un salto a Berlino in una pausa del loro tour europeo.

Ci saremmo quindi comunque incontrati: avevo studiato per giorni il fenomeno del canto a cappella che non potevo lasciare in sospeso le mille domande che avevo.  Avevo inoltre preparato anche un piccolo tour nel quale li avrei accompagnati per mostrare i luoghi turistici più importanti di Berlino.

Ci incontriamo, come da programma, davanti alla Porta di Brandeburgo e, come spesso accade nelle giornate organizzate, il tutto ha poi avuto un seguito del tutto spontaneo stravolgendo tutti i programmi.

Ciò che guida il loro percorso è fondamentalmente l’istinto, il talento e il loro essere artisti in ogni cosa che fanno, e di questo istinto mi sono nutrita per conoscere questi musicisti che hanno fatto della voce una vera e propria passione ed un lavoro. 
Le informazioni che si sono susseguite durante il resto della giornata hanno avuto un percorso comune e distinto nello stesso tempo: i frammenti della loro storia insieme (14 anni) e quelli delle loro storie personali scandite tra gioie e delusioni, aspettative e successi.

I Mezzotono nascono così: “Da un tentativo di mettere insieme un gruppo canoro nel 2004, ma che si rivela appunto solo uno sforzo disatteso”, mi racconta Fabio, il fondatore del gruppo. “Poi non mi andava giù il fatto di non essere riuscito a completare quella che per me era un’idea bellissima”, continua Fabio, “… e così sono tornato a casa con l’idea di mantenere alto l’entusiasmo di questo progetto e successivamente ho chiamato gli artisti più bravi che conoscevo che, secondo me, potevano sposare l’idea di un gruppo canoro”.
Fabio Lepore – tenore, Andrea Maurelli – basso e beatbox, Daniela Desideri – soprano, Tanya Pugliese – mezzosoprano e Luigi Nardiello – baritono e beatbox, sono i componenti attuali dei Mezzotono che ho incontrato a Berlino. 


Ognuno di loro ha una storia, ma ciò che colpisce non sono certo gli aneddoti che raccontano divertiti ai loro curiosi interlocutori. Parlare di ognuno singolarmente sarebbe superfluo se prima non si capisce il concetto di “famiglia” che esiste tra di loro.

E Daniela lo spiega in maniera chiara quando parla di “sinergia, di mettere insieme più caratteri, più formazioni e più inclinazioni e far quadrare un equilibrio indispensabile per riuscire a cantare insieme”.

Condivide, Daniela, un concetto importante per un gruppo canoro che è la questione delicata dei sostituti, ovvero la possibilità che uno dei componenti del gruppo debba essere sostituito da un’altra voce perché si ammala, o perché semplicemente deve assentarsi per cause di forza maggiore.

Quando le chiedo come vivono questo possibile cambio di protagonista lei mi risponde che “non è facile perché ogni volta devi fare una sorta di accoglienza e far integrare la voce ai nostri suoni, e non sempre funziona. L’integrazione di un nuovo elemento in gruppo a cappella”, continua Daniela, “vuol dire integrare musicalmente, umanamente, caratterialmente l’elemento e farlo adattare nel gruppo come in una famiglia”. La parola magica che racchiude questo gruppo canoro è appunto famiglia. 
Alla sera, davanti ad una Schnitzel, una zuppa di patate e qualche birra i ragazzi mi regalano quello che mi riporta indietro alle tavolate con mio padre mia madre e i miei cinque fratelli. 
Condividono con me i loro i sogni.

Quelli di Fabio, soprannominato “il papà” del gruppo, che punta a portare i Mezzotono in tutto il mondo e che simpaticamente i suoi colleghi pensano stia puntando anche a Marte e Saturno.

Quelli di Daniela, “l’usignolo” così è definita nel suo profilo, colei che rompe i bicchieri, che porta avanti progetti ambiziosi di autrice di testi e di musiche per il teatro e per il cinema.

Quelli di Andrea, papà di tre bambini meravigliosi, che con determinazione condivide il sogno di artista canoro con il lavoro di ingegnere professionista.

Quelli di Gigi detto anche “il mammo” per la sua propensione all’ordine durante le tournée, la sua mimica facciale che cambia con il livello di passione che nutre per le cose della sua vita, come la passione per l’insegnamento ai bambini: non è un papà ma con mio figlio durante la cena si è potuto capire quanto gli piaccia interagire con loro.

E quelli di Tanya (figlia d’arte, suo papà ha girato l’Italia facendo musica con il suo Hammond) che aveva deciso di non voler andare al conservatorio, ma che grazie a sua madre che l’ha iscritta all’audizione di nascosto, ha cominciato a costruire la sua carriera di artista che si è fatta conoscere anche in collaborazioni con artisti di fama nazionale e internazionale.

Le loro singole storie e le loro professionalità sono unite dal sogno di dare alla musica maggior spazio possibile nella loro vita, e non è un caso infatti che quasi tutti insegnano musica e canto.

La Piccola Orchestra Italiana Senza Strumenti porta in giro per il mondo una gamma musicale molto varia: il jazz, il pop, bossa nova e mambo, il folklore, musica classica e cover famose di cantanti ed artisti nazionali ed internazionali.
I loro spettacoli hanno fatto il giro del mondo nei festival e nei teatri di 47 paesi in tutto il mondo, tra cui il “Dubai Jazz Festival”, il “Cairo Opera House”, “Jornadas Musicales del Norte” in Cile e in Argentina. e non di meno un bellissimo tour in Giappone. 

I due album “Mezzotono” e “Mad in Italy” hanno attirato l’attenzione internazionale. La loro canzone “Cime di Rape” è stata nominata nel 2016 a Boston per il “Contemporary A Cappella Recording Award” per “Best Humour Song”.

Hanno inoltre fatto parte del progetto “ItAcA – Italian A Cappella Project”, ideato da Alessandro Gnolfo e Lorenzo Subrizi, nato dall’esigenza e dal desiderio del mondo italiano a cappella di focalizzare tutte le voci e le passioni in un lavoro di connessione senza barriere.

E questa è solo la minima parte della loro esperienza; ci vorrebbe un libro per raccontare tutta la loro storia, i vari personaggi che si sono avvicendati in questa famiglia, gli aneddoti esilaranti che hanno accompagnato i loro tour e che mi hanno costretta alla contrazione ripetuta di tutti i muscoli facciali mentre li descrivevano.
Insomma, non saprei a cosa e a quale di tutte queste storie dare precedenza.

La musica ha dello straordinario nella vita delle persone. C’è una magica componente che affascina e ti porta ogni volta in un luogo diverso e, se hai la fortuna di conoscere l’esperienza artistica di un musicista, hai come la sensazione di viaggiare senza tempo né spazio nel suo mondo anche solo per pochi istanti. E per pochi istanti, sei felice e puoi volare risonando istantaneamente a certe frequenze senza avere il tempo di riflettere su cosa stia veramente accadendo ai tuoi sensi. 
Ed quello che è successo a me ascoltando cantare i Mezzotono, Piccola Orchestra Italiana Senza Strumenti. 

mercoledì 26 settembre 2018

Articolo: I sogni di Mozart: Il busker Davide Stramaglia sbarca a Berlino per l’evento alla Berliner Philharmoniker

http://www.berlinitalypost.com/6431-2/
 

Il 3 Ottobre alle ore 15:00 a Berlino, presso la Kammermusiksaal della Berliner Philharmoniker, si svolgerà il concerto premiazione “Enlightened Piano Radio Awards”.
Questo evento, che ha come protagonisti musicisti di fama mondiale provenienti da tutto il mondo, ogni anno si svolge in una differente città e quest’anno è stata scelta proprio la meravigliosa location berlinese.
La Enlightened Piano Radio (EPR) è una stazione radio statunitense il cui scopo è diffondere musica di pianoforte attraverso lo streaming 24 ore su 24, 7 giorni su 7, e con servizi al pubblico quali laboratori didattici, ritiri e concerti.
Questa associazione di artisti, nata dall’idea dello statunitense Donovan Johnson per promuovere compositori ed esecutori di musica esclusivamente di piano, è orgogliosa di essere la casa di artisti che compongono musica per cinema e televisione, ma anche di musicisti itineranti che lavorano sia in modo indipendente che in gruppi. Gli artisti attivi che si possono ascoltare in radio sono già quasi 200.
Ed è proprio ricercando informazioni più dettagliate su questo evento che ho scoperto uno dei tanti mondi paralleli che costellano l’universo della musica, ed in particolare quello della musica di strada e dei musicisti di strada, i Busker.
Ma faccio un rewind.
Berlinitaly POST mi chiama per dirmi che c’è un interessante articolo da scrivere per me che amo raccontare storie straordinarie di persone conosciute nei modi più bislacchi: un artista italiano si esibirà in questo concerto-premio internazionale a Berlino: Davide Stramaglia.
Trovo l’annuncio dell’evento pubblicato dallo stesso Davide sul gruppo Facebook di Italiani a Berlino. Nasce in me l’immediata curiosità di conoscere questo artista e gli scrivo.
Una vita da busker
Davide mi risponde subito ed organizziamo una chiamata video dato che lui vive e lavora a Londra da sei anni.
E’ una furia di informazioni che iniziano ad accavallarsi quelle che mi da Davide: i primi quindici minuti di intervista sono quasi ipnotizzata da quell’entusiasmo che stravolge completamente la mia scaletta di domande.
Ricapitoliamo un attimo e lo blocco per recuperare un minimo di ordine e partiamo dalla parte finale di questa storia, ovvero dal suo attuale lavoro.
“Faccio busking”, mi dice con un bel sorrisone sulle labbra e, convinto probabilmente che io non sappia cosa sia, mi spiega in poche parole di cosa si tratta.
“Fare musica da strada è la mia vita da quando sono approdato Londra sei anni fa, e pensare che non ci volevo nemmeno venire io qui, non mi interessava proprio!”.
Davide infatti non parlava nemmeno una parola di inglese eppure, nonostante abbia superato la trentina da un po’, con l’entusiasmo di un ragazzino decide di lasciare il suo piccolo mondo in Italia (quattro band nelle quali suonava e un lavoro da corriere) e lavorare a Londra prima di tutto per imparare la lingua.
Si ritrova così a suonare alla King Cross Station: la mitica stazione da dove Harry Potter parte dal binario 9 e 3/4 per la sua grande avventura da mago.
Per Davide inizia così l’avventura da musicista di strada, con i migliori auspici visto il successo di Harry Potter.
Nella King Cross e St. Pancras (la nuova porzione di stazione di King Cross) infatti ci sono dei pianoforti a disposizione dei musicisti da strada.
Questa meravigliosa iniziativa sembra essere partita dal progetto artistico di Luke Jerram, artista di installazioni britannico. Con il nome “Play me, sono tuo” sono stati installati 1500 pianoforti in 50 città in tutto il mondo da New York a Londra appunto.
Molti di questi pianoforti, terminato il progetto che è durato tre settimane nel 2012, sono stati donati in beneficenza, ma alcuni di questi sono ancora a disposizione per continuare a suonare proprio come alla stazione di St. Pancras a Londra.
Ma non è così tutto rose e fiori.
Davide mi racconta che i primi due anni e mezzo sono filati lisci come l’olio: “Avevo trovato un lavoro di tutto rispetto in un ristorante dove lavoravo occupandomi del delivery, ma ad un certo punto il titolare del ristorante, un personaggio molto volubile, mi lascia a casa concedendomi solo due mesi per cercarmi un altro lavoro”.
Davide si incupisce un po’ mentre mi racconta questa parte della sua vita, come se questa ferita fosse ancora un po’ aperta. Ma poi sorride a pieno volto e mi racconta di come dopo questo evento, decide di riprendere in mano la sua vita di musicista.
Costretto quasi alla fame, senza lavoro e senza casa, perché nel frattempo si separa anche dalla sua compagna italiana, nelle tre settimane nelle quali viene ospitato da conoscenti, matura la convinzione di voler solo suonare il pianoforte nella sua vita. Un giorno, a St Pancras, fermatosi a suonare in uno dei pianoforti a disposizione mentre andava a casa, scorge un cartello nel quale la Roland bandisce un concorso che ha come premio un pianoforte digitale.
Davide scrocchia le dita e ricomincia a suonare a tamburo battente: “Le mie mani non funzionavano più come il mio cervello le ricordava”, dice, “E credevo di non poter più suonare, di aver perso tutto quello che avevo imparato in tanti anni di conservatorio, quando i miei amici mi chiamavano Mozart. Ma non mi sono arreso ed ho ricominciato ad allenarmi seriamente ogni giorno, anche per otto ore consecutive con la mia tastiera da 700 Pound”.
Inizia a personalizzare brani famosi trasformandoli in nuovi capolavori. Le sue mani volano sui tasti come guidati da una forza quasi soprannaturale e questi suoni rimodellati dal suo genio diventano virali: su YouTube il suo video di Pirates Of The Caribbean e Game Of Thrones Piano ad oggi ha raggiunto quasi 6 milioni di visualizzazioni!
Si ferma di nuovo un attimo, fa un sospirone e mi racconta tutti i sacrifici fatti per riuscire ad arrivare dov’è adesso.
Il conservatorio dove è arrivato suonando solo con una mano perché fino ad allora aveva avuto una piccola tastiera regalo di sua mamma qualche anno prima; i duri anni nei quali ha dovuto mettere da parte la musica perché doveva lavorare, anche “vendendo aspirapolvere porta a porta”; quando ha perso il lavoro ed è rimasto senza una lira e ha dovuto lasciare la sua casa per recuperare qualche soldo; gli amici che l’hanno aiutato a sostenersi per qualche tempo; il suo nuovo lavoro di corriere per un grande spedizioniere e le sue band dove cercava di racimolare qualche soldo suonando in giro per locali.
E infine il giorno nel quale è arrivato a Londra con il suo sogno nel cassetto pur non sapendo da dove iniziare. Alla separazione dalla sua ex compagna fino all’incontro fortunato con Patricia, la sua attuale compagna, con la quale ha avuto una figlia che oggi ha poco più di un anno.
Tutto d’un fiato mi racconta i dettagli di questa avventura di cui va fiero e a tratti si ferma incredulo di quante cose è riuscito a fare in così poco tempo, lui che senza un minimo di esitazione dichiara apertamente di aver fatto solo la scuola media e che la sua unica istruzione è la sua musica coltivata in anni di conservatorio e per strada. 
 
Si definisce un busker a tutti gli effetti, 365  giorni all’anno lui esce di casa tutti i pomeriggi dopo aver accudito a sua figlia Grace tutta la mattina. E va a suonare circa sei ore in Underground.
Ma solo da qualche tempo in Underground perché “Prima…”, ci tiene a sottolineare, “suonavo con vento, pioggia e neve anche a meno 4 con le gambe paralizzate dal freddo e le dita delle mani assiderate con i guanti tagliati per avere la sensibilità alle estremità per sentire i tasti del pianoforte. Ma non mi sono mai arreso e mai mi arrenderò”.
Chiedo poi a Davide quali sono i suoi progetti e cosa sogna di fare in futuro.
“Un’audizione all’interno di un evento, un altro Awards, il “21st Century Icon Awards”, un ingaggio come pianista presso il Plaza Hotel di Londra, una band tutta sua con voci e strumenti, girare per mondo facendo musica Live. 
 
Una curiosità: Davide ha composto due album sino ad ora: “THE BIRTH” e “THE PATH”. Alcuni dei titoli dei suoi brani appartengono a periodi della sua vita molto particolari come “Fifth month” scritto al quinto mese di gravidanza della sua Patricia quando aspettava Grace, o “Anjelica” che racconta la perdita del suo primo bambino nel primo trimestre di gravidanza: tutti e due bellissimi e toccanti. Alcuni infine sono stati intitolati da persone speciali che hanno e fanno parte della sua vita, come “Ocean” (che suonerà a Berlino) il cui titolo é stato scelto da sua sorella.
Sentendo i suoi racconti e ricordando le centinaia di musicisti di strada incontrati in tutti questi anni, mi fa pensare che il tempo per un artista di strada non sia ne caldo ne freddo, e per le mani di un musicista questo tempo sia come il vento che passa sopra le foglie nuove in primavera e fa volare le foglie secche sui viali in autunno. E’ un tempo che passa, agli occhi degli ignari, inosservato a volte, ma con moti di sofferenza e gioia per altri.
Chi ha potuto vederli suonare sa che quel vento gli passa attraverso e tutto intorno e guida i loro progressi, le loro note, le loro performance, verso un misterioso viaggio che in ognuno di loro ha una diversa meta.
Devo chiudere la nostra conversazione mio malgrado.
Sono quattro giorni che ascolto questo musicista, che è responsabile di aver tirato fuori dal mio cassetto un vecchio amore verso il pianoforte e di avermi fatto apprezzare ancora di più le decine di artisti visti qui a Berlino, nelle strade, nelle stazioni, a Mauer Park e giù nella U-Bahn.
Grazie Davide per la tua musica.
 
Per saperne di più:
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giovedì 18 gennaio 2018

Articolo: La Fashion Week e le borsette e i turbanti di nonna Wanda

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E’ cominciata la Berlin Fashion Week 2018. Berlino, pur non essendo tra le prime capitali della moda come New York, Parigi, Barcellona e Milano (Global Language Monitor), riesce ad entrare in un rispettabile ottavo posto.
La kermesse è ospitata nella Messe Berlin, uno dei più grandi Enti Fiera in Europa, che ha messo a disposizione 180.000 metri quadrati che si articoleranno tra eventi speciali, sfilate per presentare le nuove collezioni e le nuove tendenze principalmente e quasi esclusivamente prêt-à-porter.
Non a caso Berlino è una delle quattro località più importanti al mondo per i congressi delle associazioni nella classifica attuale delle città della International Congress & Convention Association:
L’evento moda che alle origini veniva organizzato dagli stilisti per mostrare alla stampa specializzata e alle signore benestanti le proprie novità, è diventato un evento mondano e di comunicazione, per far conoscere la nuova collezione, ma soprattutto per ospitare in prima fila personaggi famosi, testimonial, blogger gli influencer che indossando i capi per indurre il pubblico ad acquistarli.
Secondo alcune indiscrezioni pre-evento, quest’anno la Berlin Fashion Week propone, molti stilisti start-up provenienti dall’Est Europa.
Come ogni capitale economica che si rispetti, Berlino, infatti, propone un tipicamente consumer, ma solo alla fine della manifestazione sapremo se la kermesse ha davvero raggiunto il suo scopo puntando tutto sul “ready to buy”, ovvero letteralmente al “pronto a spendere”.
Chiunque si trovi a Berlino in questi giorni, perché ci vive o perché è di passaggio, sappia che una cosa è certa: come ogni evento esclusivo, molte delle presentazioni e rappresentazioni delle nuove collezioni sono e saranno blindate e sarà possibile assistere solo su invito.
Per non deludere tutti, ci sono comunque diversi eventi a cui è possibile partecipare anche  senza invito (compresi i fuori salone): tutte le info sul programma le trovate a questo link http://www.fashion-week-berlin.com/kalender.html.
Ma dietro le quinte di questo mondo si muovono storie, avvenimenti, successi, fallimenti e speranze che non coinvolgono le “maison” più importanti, ma le nuove generazioni di stilisti.
Così scrive Antonio Foglio (docente e consulente in Marketing per l’UE e l’UNESCO) nel suo libro “Il Marketing della Moda” :
La Moda non è un contenitore vuoto o qualcosa di frivolo… La moda è concretezza, ha carattere e identità, da emozioni; non può essere astratta, ma neppure standardizzata, asettica, statica, canonica… E’ qualcosa di vivo, di fruibile, piena di senso e di significato… La moda è look , stile che prevalentemente diventa popolare per un determinato periodo. Tutto ciò aiuta a capire che quindi la moda è anche business,, lavoro, occupazione, professionalità e imprenditorialità…
Ecco quindi come nasce un’idea folle, un sogno, una passione.
Ecco come nonna Wanda divenne la musa ispiratrice di Miss Flapper.
La storia di una stilista italiana tra Milano e Berlino.




La nonna Wanda
La nonna Wanda
Sonia è una stilista italiana che ha iniziato a costruire il suo sogno dieci anni fa, il giorno in cui cercava tra i ricordi di nonna Wanda; una di quelle pochette che la nonna tirava fuori quando Sonia era bambina e che le mostrava insieme ai suoi cappelli e alle piume di struzzo.
La pochette la trova, ma non del colore giusto e per questo inizia a cercarla tra i mercatini del vintage. Ma purtroppo non la trova e decide quindi di produrla da sé… da quel giorno scopre cosa vuol fare da grande.
Pur lavorando come educatrice per disabili e minori con situazioni famigliari difficili all’interno di una comunità, riesce a dividere nettamente i due mondi prendendo ago e filo e producendo a mano le sue borse che piano piano assumono una tale bellezza da essere scoperte da chi è dell’ambiente degli eventi di nicchia.
Conosce personaggi come Elisa Boldori e il suo progetto Vanitas Market, mostra mercato della moda d’Epoca a Cremona e successivamente Daniela Sagliaschi con il suo Circo delle Pulci a Milano. Tutti ambienti Vintage dove le sue borse riscuotono interesse.
Ma l’alchimia vera e propria accade il giorno che atterra a Berlino per una vacanza.
Qualcuno le parla del Bohéme Sauvage, un evento omaggio improntato sugli anni 20 o, come dice la locandina esposta nel sito, “Eine hommage an das nachtleben der zwanziger jahre”, ovvero, un omaggio alla vita notturna degli anni venti.
Un tuffo al cuore che la riporta alla nonna.
Riscopre la sua essenza e decide di chiamarsi Miss Flapper, un po’ come era la nonna: una donna che non aveva nulla da perdere, con un grande coraggio e la spregiudicatezza degli anni ruggenti.
Decide così di produrre copricapo anni ‘20 ‘30 ‘40.
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Inizia a viaggiare alla ricerca di tessuti pregiati e per trovare l’ispirazione di quegli anni: è l’epoca delle flapper girls, le ragazze non sono più quelle di un tempo, desiderano studiare, iniziano a fumare e bere cocktail, le forme si assottigliano, non sono più le burrose tutte curve, ma diventano sempre più filiformi.
Il reggiseno prende piede in questo periodo, come metodo per “nascondere” e appiattire il seno, i capelli si accorciano, si utilizzano le cloche, cappelli dalla linea arrotondata, mentre lo stile diventa quello che si definisce alla garçonne.
Quindi lascia Milano e si trasferisce a Berlino per un anno. Poi ritorna a Milano portandosi dietro l’esperienza in una città poliedrica e con una grande volontà di crescere e con una grande voglia di rivalsa dopo la caduta del muro.
Lascia il suo lavoro definitivamente e durante questi passaggi conosce Carlotta Proietti, figlia dell’attore Gigi Proietti, attraverso la costumista di famiglia Isabelle Caillaud, con lei collabora per la realizzazione di turbanti e accessori per il suo spettacolo teatrale.




Model: Floriana D'Ammora - Photo: Battistini
Model: Floriana D’Ammora – Photo: Battistini
Poi il Burlesque, già conosciuto a Berlino tramite gli eventi del Bohème Sauvage. Entra in contatto con Floriana D’Ammora bellissima nota nell’ambiente per aver fondato il Burlesque Cabaret di Napoli, conosce Clio Viper unica artista del nostro paese selezionata per il Burlesque Hall Of Fame Weekend a Las Vegas. E ancora Wonderful Ginger, produttrice di routine creative e spiritose e di costumi strabilianti, Vincitrice del Vertigo Burlesque Festival (Roma, 2015).
È un fiume in piena Sonia alias Miss Flapper, devo fermarla con un’ultima domanda ma non prima di avermi parlato ancora dei suoi progetti più importanti.
Sbarcare in Inghilterra dove vive la sua ex cliente amica e socia in affari Francesca Manca e lanciare la linea Luxury Collection e portare a compimento il “Progetto Donna”.
Quest’ultimo è un progetto sociale di sostegno per le donne che lottano contro il cancro e per il quale già collabora con un’equipe in una clinica privata del nord.
Il suo sogno è portare questo progetto nel pubblico affinché tutte le donne possano permettersi di poter scegliere una delle sue bellissime creazioni durante la dura prova della chemioterapia.
Le chiedo finalmente qual’è in questo momento il suo desiderio.
Lei si ferma, sorride e si imbarazza perché ne ha uno piccolo piccolo, da bambina: avere un cane.
Ecco.




Sonia
Sonia
Lei è Sonia Conca alias Miss Flapper.
Da conoscere. 
Devo dire grazie di nuovo a Filippo e al suo italianissimo bar “Milanese del Tacco” a Wedding e a Gherardo uno dei suoi clienti più caleidoscopici che mi ha fatto conoscere Miss Flapper
Berlino ha fatto centro ancora una volta.

lunedì 4 dicembre 2017

Articolo: Le api di Humboldthain




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Premessa
Il fenomeno degli apicoltori cittadini (gli Imkern) ha preso piede da molti anni.

Persone con pezzi di giardino adiacenti al loro appartamento, o terrazze che si affacciano in prossimità di parchi e vaste zone di alberi, hanno deciso di fare dell’allevamento di api e della relativa produzione di miele, uno dei passatempi più interessanti da coltivare nelle grandi metropoli. Per prima New York, ma poi Parigi, Londra, Berlino, Toronto, San Francisco e Melbourne sono le città che hanno cominciato a produrre questo nettare dorato; ma anche in Italia (Milano e Torino ad esempio) hanno iniziato da un po’ a dedicarsi a questi operosi e affascinanti insetti. 

C’è da chiedersi se ci sono piante sufficienti a soddisfare questo lavoro e la risposta è presto fatta: certo che si! Molte persone in città amano tenere fiori sul balcone, le città sono ricche di giardini, di biotipi ideali (quelli asciutti), superfici incolte e parchi. Spesso in città il clima è anche più mite della campagna e le api volano quindi per un periodo più lungo. In città la loro stagione inizia generalmente un mese prima che in campagna e dura di più. Inoltre in primavera fioriscono il ciliegio e il tarassaco e a fine estate girasole e la lavanda: da queste piante si trae un miele molto profumato e utile come energetico il primo, depurativo il secondo, ricostituente il terzo e calmante l’ultimo. 

Le ragioni che spesso portano ad autoprodurre il miele in città sono inoltre la  eco-sostenibilità, il bio monitoraggio e la riqualificazione urbana. 

Rispetto alle loro cugine di campagna, le api di città presentano un altro vantaggio: soffrono meno l’effetto dei pesticidi utilizzati in agricoltura che danneggiano il loro sistema nervoso, interferendo sul senso dell’orientamento. Di contro, però, in città c’è un maggior inquinamento da gas di scarico, che pare, guarda caso, non nuoccia più di tanto alle api. Le sostanze nocive sembrano non compromettere nemmeno la qualità del miele: il corpo delle api, infatti, funziona come un filtro che impedisce ai veleni di finire nel miele. Secondo alcuni studi, inoltre, il miele cittadino non è più inquinato di quello di campagna. 

Insomma, a dispetto dell’inquinamento le api di città, che hanno fiori molto vari e più o meno tutto l’anno, sono più “produttive” di quelle di campagna.
Senza dimenticare che spesso la produzione di miele viene considerata dagli apicoltori cittadini come un interessante integratore di reddito.
Una piccola curiosità scoperta leggendo qui e la:  le api comuni sono in grado di “vedere” il campo elettrico dei fiori e così orientarsi nella scelta. Lo stesso potrebbe accadere per tutti gli impollinatori.

I sensi delle api, dei bombi e di altri imenotteri permettono loro di vedere la luce ultravioletta e polarizzata, percepire le molecole, distinguere forme e segnali e ascoltare l’eco dei suoni.

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La storia di Ulla e delle sue api
Molte delle  api di Humboldthain, un meraviglioso parco nel quartiere di Wedding a Berlino,  hanno un indirizzo specifico: abitano a casa di Ulla Grove simpaticissima e affascinante signora berlinese ed insegnante, che vive nel cuore di questo quartiere ed ha fatto dell’apicoltura la sua grande passione.

Siamo da Filippo, un signore distinto e sempre sorridente che gestisce un piccolo Caffè tutto italiano in Stettinerstraβe ed è qui che incontro per la prima volta Ulla. Da Filippo si incontrano sempre personaggi fuori dagli schemi, e il bello di venire a prendere un caffè espresso o un cappuccino super Made in Italy da lui è che non esci mai dal suo locale senza aver incontrato un personaggio speciale. 

Ulla è una di queste e mi racconta velocemente, di passaggio da Filippo,  della sua passione nel produrre miele e ci diamo appuntamento ad un evento di presentazione dei suoi prodotti; sono catturata dalla schiettezza con la quale si rivolge a me e mi invita prima di tutto ad acquistare un po’ del suo miele ed assaggiarlo. 

E’ il giorno dell’evento e mi accingo ad andare all’incontro. Sono a Berlino da poco più di un anno e il mio tedesco non è sufficiente per poter gestire una un’intera conversazione con Ulla, ma ho coraggio da vendere e con un traduttore per le mani e il mio quadernetto magico di tedesco credo di potercela fare. Berlino e i berlinesi, almeno dalla mia esperienza apprezzano chi si sforza di parlare la loro lingua. 

Ulla produce miele da circa sette anni e quando le chiedo da dove nasce la sua passione lei mi racconta una storia molto bella.
Quando era piccola ha vissuto quasi sempre in una fattoria condotta dai genitori.
Sebbene fosse piccina aveva ben chiare le sensazioni che la vita di campagna le faceva provare: il lavoro di cooperazione tra le persone che ci lavoravano le permisero di imparare il significato di una comunità che si occupa di portare avanti il lavoro duro della vita di campagna. 

Con un po’ di commozione e di rimpianto ricorda anche a cosa, da bambina, ha dovuto rinunciare, in termini di tempo, e di attenzioni da parte dei genitori, perché la vita di campagna era dura e spesso c’era molto da fare. Il gioco dei bambini diventava la campagna in tutte le sue forme, e nella vita di questa donna sembra essere molto radicato questo atteggiamento perché mentre ti parla si percepisce la vitalità rassicurante di una persona che non è stata minimamente intaccata dalla vita frenetica cittadina.

Sembra serena mentre mi racconta questo particolare della sua infanzia, perché credo che in fondo tutto quello che ha vissuto da bambina le ha dato la spinta per affrontare tante scelte nella sua vita. 

Le colonie di api hanno una vita sociale dalla quale Ulla è sempre stata attirata: le piace la cooperazione, il lavoro in team, il motto “tutti per uno e uno per tutti”, infatti  con lei collaborano diverse persone.  Mi porta su a casa e mi mostra la terrazza teatro di questa attività. Appena salita ho la sensazione di entrare in un’altra realtà, non si percepiscono grossi rumori di fondo, nonostante siamo in uno dei quartieri più popolosi della città e giù si muova il traffico dell’ora di punta.

In questo angolo di città, la terrazza di Ulla appare come nascosta agli occhi di tutti, un po’ spoglia da fiori e da piante, ma con il segno di un’estate prolifica.
Vasi e terra, che sono serviti per produrre anche frutta e ortaggi per conserve e composte,  si alternano al cemento e la luce naturale di questo pomeriggio di novembre amplifica la sensazione suggestiva che ne scaturisce.
C’è il segno di ciò che è stato e ciò che deve venire, ovvero la preparazione del materiale e delle piante che serviranno anche alle api nella prossima estate.
Ci si muove senza difficoltà vicino alle arnie e Ulla mi invita ad avvicinarmi senza paura: a Berlino ormai è praticamente inverno e fa freddo e le api ora sono come in letargo: non escono più dalle arnie se non eccezionalmente in cerca di cibo. In genere in questo periodo le api non escono dall’arnia, e si riunisco molto vicine in un gruppo ancora più ristretto per farsi caldo l’un l’altra mentre aspettano l’inizio della primavera.
Qualcuna esce timidamente dall’arnia, ma sembrano un po’ intorpidite.

Le chiedo da dove le api prendono il nettare e lei mi invita ad allungare il collo e guardare la moltitudine di alberi da cui è invaso l’isolato e mi ricorda del bellissimo parco a poche centinaia di metri, Humboldthain, pieno di castagni, tigli, acace, e fiori di campo che la città di Berlino cura con attenzione. 

Il governo di Berlino ha un dipartimento che si occupa della tutela dei parchi cittadini e dell’equilibrio naturale del relativo ecosistema, insetti e api comprese. Iniziative specifiche vengono supervisionate dall’Honey Regulation (HonigV) dal Bundersministerium der Justiz und fűr Verbrawcherschutz, ovvero un dipartimento che regolamenta l’allevamento delle api e la produzione del miele (Ordinanza sul miele del 16 gennaio 2004, Gazzetta ufficiale federale I, pag 92 e successive modifiche).

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Ulla ci tiene a dirmi che a Berlino ci sono associazioni che si occupano di riunire gli apicoltori con lo scopo di tutelarli e di favorire lo scambio di informazioni preziose su questa affascinante attività. 

Appena scendiamo Ulla è immediatamente alle prese con i visitatori e ormai credo di aver appreso più di quanto mi aspettassi e con un grande abbraccio e un sorriso (cosa non tanto tipica qui in Germania ma Ulla è una vera eccezione) mi congedo non senza aver acquistato tre barattoli di miele ognuno con un profumo diverso.
Il miele urbano può essere prodotto ovunque e da chiunque. Questa passione nasce dall’amore della conoscenza, in un parco cittadino, o sul tetto di una casa. Le arnie sono oggetto e meta di aggregazione culturale, sono una storia raccontata ai bambini.
Le api sono un importante indicatore dell’inquinamento ambientale, il termometro della salute delle nostre città. Senza le api ed il ciclo dell’impollinazione la nostra vita sarebbe praticamente impossibile, altro che nemiche…

mercoledì 30 settembre 2015

Tracce: Del dolore che non passa






Fra tre giorni sono quattro mesi senza la tua voce,  se non nei sogni...

Li', mi prendi per mano, mi coccoli, mi parli sottovoce e mi rassicuri che qualcosa c'è di buono in questa tua assenza.
Quando eri qui la tua voce non era sempre così suadente.
Sbraitavi a più riprese del tuo dolore e della tua rabbia contro chi maltrattava, ed ha maltrattato,  il senso innocente e palese dei tuoi capricci e del tuo bisogno d'amore.

Mamma maledizione mi manchi!
E non mi basta che vieni a trovarmi quando mi sento soffocare in gola il dolore assurdo della tua perdita... 
Cazzo mi manchi uguale!

Del dolore che non passa nessuno sembra accorgersi, perché fa tremendamente male ricordarsi che il dolore c'è.

Mi manca la donna migliore della mia vita, quella che non mi ha mai tradita, quella che mi ha chiesto perdono mille volte per il dolore che non voleva farmi.
Nessuna come te.

Il tuo profumo di bucato appena steso... , di colonia della chicco, di aglio, di peperoncino, di rucola, di farina.
Avrei passato le ore avvolta a te come facevo sempre.

Il dolore più grande dopo la morte di mio figlio è stata la tua morte.
Ora so che una donna può sentirsi tranciata in due due volte nella vita: della morte del suo essere madre e della morte del suo essere figlia.

Mamma questo dolore non passa. Tu mi hai detto di stare tranquilla che sarebbe andato tutto bene, ma io sto male da morire.
Cosa volevi dirmi?

Mamma maledizione mi manchi e vorrei gridarlo al mondo.
Vorrei che ti arrivasse il mio grido e tu scendessi da dove cazzo sei e venissi giù a dirmelo ancora una volta che andrà tutto bene.
Perchè a volte ho paura di dimenticarmi la tua voce, il tuo gracchiare stanco, le tue risa che intrappolavano anche l'anima, il tuo musetto da bambina, le tue mani secche e rovinate, la tua vocina di miele quando volevi che ti regalassi tutto ciò che indossavo, i tuoi occhi piccoli piccoli e opachi quando eri stanca, e il tuo sguardo perso nel vuoto quando cercavi in quel vuoto l'angelo che ti sarebbe venuto a prendere, la tua curiosa ed insistente domanda , sempre la stessa, per conoscere i miei segreti.

Qualcuno mi dica per favore..., quanto dura questo tremendo male?
Quanto? 


… 




martedì 18 agosto 2015

Poesie: Buon compleanno Elena




Ti regalerei ancora l'amore,
un foulard rosso,
un cristallo di quelli che ammiravi in vetrina,
un anello di brillanti,
una bambola rosa,
lo scarabocchio di tuo nipote che dice nonna lena...

Ti regalerei il vento tra i capelli
che ti piaceva...,
ma ti irritava e diventavi buffa

Un pacco sorpresa con le cose a sorpresa che piacevano a te,
il piccante da farti mozzare il fiato e grondare di rugiada il naso
che ha fatto innamorare l'uomo della tua vita,
e le tue labbra sottili, ma preziose

Ti regalerei un giorno della mia vita per dirti addio,
accarezzarti il viso stringerti le mani
parlarti sottovoce mentre tu mi dici “eh?”...

Ti regalerei un po' del mio profumo,
un po' delle mie lacrime,
un po dei miei sorrisi...

ancora un po' del mio amore...

Si può tornare soltanto un giorno? Un'ora... un minuto... mi basterebbe...

Buoncompleannomamma.


                                                                                                        Irma


lunedì 22 giugno 2015

Poesie: Pirati a Milano


Non c'è  piú, da mesi, l'eco delle tue risa nelle stanze. Sei lontana. Grande. Indaffarata. Lunatica e avventurosa.
Sei a Milano, quindi sei lontana da noi.
Nella tua Milano hai rufolato nell'acqua caraibica, tra l'eco di delfini lontani e pesci tropicali... , e barche di pirati, all'avventura e alla ricerca di tesori e senza arrembaggi.
Ci siamo conosciute un  po' di più durante le mie notti preoccupate e le tue di solitudine.
Hai dormito al caldo e al caldo sei cresciuta un po'. Un altro po';
Hai fatto l'amore  con i sogni della tua vita e ci hai raccontato di quei sogni a volte con discrezione, a volte con le lacrime della malinconia.
Poi.. Milano é diventata un grande cittá di grattaceli e laghi.
Sono cambiate le armi e i cieli.
Stanca, felice, curiosa, affamata, addolorata e sola.
Ma valorosa.

Vorremmo placare le tue paure,
Spegnere il buio ed accendere il sole continuamente: la tua dimensione.
Vorremmo salire sulla tua barca,
Prendere il vento tra i capelli e guardare con te l'orizzonte.  
Vorremmo farlo ora che ci manchi
Ora che un pezzo di noi ci ha lasciato per navigare tra le galassie...
E allora ci manchi ancora di più.
Si sa... le ultime settimane durano mesi. E, se guardiamo indietro, i mesi sembrano anni.
Tant'è lontana Milano.

Tanto sono lontani i tuoi occhi. 

     
Ma